I fondi passivi stanno prendendo il sopravvento sui mercati finanziari e questo ha delle conseguenze negative. Innanzitutto, la gestione passiva in ambito azionario tiene traccia di indici americani o globali, esposti al 70% agli Usa. Questo significa che i capitali mondiali ed europei stanno finanziando aziende americane e non aziende europee. Ha esordito così Hughes Beuzelin, CEO e Founder di BDL Capital Management, asset manager francese specializzato nell’azionario europeo e prima società ad autorizzare un hedge fund in Francia, all’incontro di presentazione con la stampa italiana.
Inoltre, per Beuzelin, i principali provider di indici sono americani, di fatto consegnando in mano loro il controllo delle aziende in cui investono. A questo si aggiunge che la governance delle aziende presenti negli indici è in mano a investitori passivi, che nelle assemblee societarie seguono le indicazioni di voto di due provider che hanno un quasi monopolio nel settore. La gestione passiva, inoltre, porta a una allocazione dei capitali poco efficiente, perché vengono finanziate le aziende più grandi e gli investimenti sono pro ciclici. Meno gestione attiva significa che si perde la capacità di finanziare l’economia reale, di partecipare alle Ipo, di finanziare gli aumenti di capitale.
Secondo Beuzelin, la conseguenza di tutto questo è che gli investitori isituzionali stanno guardando sempre di più ai private market per finanziare le imprese, e questo non è necessariamente sempre un bene, perché un sistema economico efficiente ha bisogno di mercati pubblici a cui possono accedere tutti gli investitori. Oggi gli asset manager e le aziende sono vessati da regolamentazioni sempre più stringenti in Europa e questo rende tutto più complesso. L’auspicio di Buezelin, quindi, è quello che l’Europa e i regolatori si rendano conto di quello che sta accadendo, per far sì che il Vecchio Continente non sia sempre più irrilevante e schiacciato tra Stati Uniti e Cina.
Dopo questa introduzione, Beuzelin si è focalizzato sulle opportunità presenti sui mercati azionari europei. Più in dettaglio, secondo il CEO di BDL il 2026 potrà vedere il ritorno di interesse per le aziende di tipo quality, ovvero aziende con alti margini, alta profittabilità del capitale e poco debito. In particolare, le opportunità potranno essere presenti nei settori consumer staples, o in selezionate aziende nei settori delle costruzioni, della cosmesi e del medtech. Nel complesso, infatti, la crescita in europea nel 2026 dovrebbe migliorare, a causa di tre elementi principali: il piano tedesco di spesa fiscale, il maggiore potere d’acquisto delle persone e la ripresa del settore delle costruzioni. Oltretutto, la situazione fiscale europea è migliore di altre aree, con un rapporto del debito sul prodotto interno lordo e un deficit migliori rispetto ad esempio a Stati Uniti e Giappone.
I sondaggi tra le aziende europee mostrano segnali di ottimismo, mentre ad esempio negli Usa il 30% delle aziende vede un rallentamento e il 75% delle aziende cinesi non vede alcun miglioramento della situazione economica. Tutto questo avviene mentre l’azionario europeo non è più sottovalutato come gli anni passati e il rapporto p/e è sopra la media degli ultimi 20 anni. Questo non significa che non ci siano aziende da selezionare, e le aziende quality ne sono un esempio. D’altro canto, avendo possibilità di farlo, ci sono anche aziende sopravvalutate che possono essere shortate.
In particolare, Beuzelin ha lanciato un avvertimento sul settore dell’AI: gli hyperscaler stanno aumentando il periodo di ammortamento dei server solo per aumentare i margini comunicati nelle trimestrali. Oltretutto, è ben noto il fenomeno della circolarità degli investimenti, per cui tante aziende coinvolte nella corsa all’intelligenza artificiale approvano piani di spese tra loro stesse, alimentando un sistema che potrebbe interrompersi.