Nel corso di un evento organizzato per la stampa, UBS Asset Management ha presentato il suo outlook per il 2026, che è positivo e sintetizzato bene dallo slogan utilizzato: “Più crescita, meno inflazione”.
Infatti, secondo Alessio Rizzi, Head of Equity Research, Active Multi-Asset di UBS Asset Management, “le prospettive di crescita economica per Stati Uniti ed economie avanzate rimangono solide, trainate dalla resilienza di imprese e consumatori, dall’impatto degli investimenti in AI e dai forti stimoli fiscali negli Usa, Germania e Giappone, con la crescita del Pil statunitense che nel 2026 sarà probabilmente superiore al 2%. A livello macroeconomico”, ha proseguito Rizzi, “vediamo rischi al rialzo sulla crescita e rischi al ribasso sull’inflazione. Nonostante una crescita robusta, riteniamo che l'attuale contesto sia meno propizio a un aumento delle pressioni inflazionistiche, grazie al prezzo del petrolio ancora basso, all’effetto inflazionistico delle tariffe in diminuzione, al calo dei costi legati alle abitazioni e alle pressioni deflazionistiche provenienti dalla Cina”.
Inoltre, Rizzi ha evidenziato due motivi per cui non sembra esserci una bolla legata all’intelligenza artificiale (AI), ovvero il fatto che il rapporto prezzo/utili è attualmente tra 25 e 30, quindi molto distante dal valore di 50 raggiunto nella bolla delle dotcom di inizio anni Duemila, e la constatazione che il mercato soprattutto negli ultimi mesi sta effettuando un’elevata due diligence sulle aziende, facendo così crollare la correlazione fra i singoli titoli legati alla corsa dell’AI, con alcuni che hanno proseguito al rialzo mentre per altri si è registrata una correzione. Un altro elemento importante sottolineato da Rizzi è che “l’AI sta già mostrando effetti positivi sulla produttività del lavoro, soprattutto nei settori più innovativi come la tecnologia”.
Le scelte di asset allocation
Passando quindi alle scelte operative sui portafogli, Rizzi ha indicato di mantenere “un atteggiamento favorevole al rischio: la crescita al rialzo con un'inflazione contenuta sostiene i titoli azionari e il credito. La dinamica degli utili rimane solida con una buona ampiezza”, ha osservato Rizzi, rivelando poi che “a livello regionale privilegiamo i mercati emergenti, il Giappone e gli Stati Uniti. L'Europa sembra essere invece la più esposta al rischio derivante dall'aumento della concorrenza cinese, il che rafforza la nostra opinione di un potenziale di rialzo limitato per gli utili europei e di un'esposizione selettiva”.
Rizzi ha anche voluto affrontare l’ipotesi di uno scenario più negativo del previsto nei prossimi 12 mesi, per evidenziare le migliori soluzioni d’investimento da adottare: “Se la nostra previsione dovesse rivelarsi errata, la causa sarà probabilmente l'intensificarsi della debolezza del mercato del lavoro e non il surriscaldamento dell'inflazione. Pertanto, privilegiamo la duration come copertura contro l'esposizione azionaria e creditizia. Nel reddito fisso le obbligazioni a breve scadenza offrono un’ottima copertura nel caso si verifichi un rallentamento economico”.
Infine, Rizzi ha spiegato le ragioni che spingono a sovrapesare l’oro: “Dopo un picco di volatilità lo scorso autunno, i prezzi si sono riallineati ai fondamentali e gli acquisti continui da parte delle Banche Centrali sono di sostegno; la nostra posizione sull'oro offre inoltre diversificazione rispetto ai rischi legati alla sostenibilità fiscale, all’indipendenza delle Banche Centrali e al contesto geopolitico”.