CREDITO ALTERNATIVO: CRESCE L'INTERESSE DEGLI ISTITUZIONALI L'ultima ricerca di Benefit Street Partners mette in luce i trend in atto nel settore
12/02/2026 In Primo Piano

La stragrande maggioranza (92%) degli investitori istituzionali globali (LP) intende aumentare (51%) o mantenere (41%) le proprie allocazioni nel credito alternativo nel 2026. A evidenziarlo è l’ultima ricerca realizzata da Benefit Street Partners (BSP), società del Gruppo Franklin Templeton, che segnala inoltre un diffuso interesse per una maggiore esposizione geografica e verso diverse sub asset class.

Lo studio di BSP, che ha coinvolto 135 professionisti degli investimenti presso asset owner in Nord America, EMEA e APAC con un patrimonio gestito (Aum) complessivo di 8.000 miliardi di dollari, rivela una crescente sofisticazione degli investitori, dato che il credito alternativo è ormai diventato un pilastro dei portafogli istituzionali.

In particolare, le motivazioni principali per l'aumento delle allocazioni in tale segmento sono la diversificazione del portafoglio (85%) e il potenziale di rendimenti totali più elevati rispetto al reddito fisso tradizionale (81%). Tra coloro che intendono incrementare gli investimenti in questa asset class, il 47% punterà sul debito infrastrutturale, il 39% sul direct lending, il 35% sull'asset-based lending, il 30% su special situations debt e il 28% sul debito immobiliare commerciale. Queste scelte riflettono anche le aspettative a livello di rendimenti corretti per il rischio nei prossimi tre anni: il debito infrastrutturale (53%) è ancora una volta in cima alle preferenze.

Nonostante l'incertezza, poi, gli investitori esprimono ottimismo sull'impatto dei fattori macroeconomici: il 47% considera l'attuale scenario dei tassi di interesse come un'opportunità di performance positiva (contro il 23% che lo ritiene problematico). Dati simili si riscontrano per la volatilità del mercato (44% contro 20%), mentre un ambiente di M&A e LBO sempre più attivo è considerato promettente dal 45% degli intervistati.

A livello geografico, gli Stati Uniti sono il mercato più grande (rappresentando il 65% degli asset globali), e tali dovrebbero restare visto che sono il target principale delle nuove allocazioni nei prossimi 12 mesi. Circa un terzo (34%) degli investitori mondiali ha aumentato gli investimenti nel credito alternativo Usa nel 2025, seguito da Europa (27%), APAC (26%) e mercati emergenti (22%). Tuttavia, gli investitori europei e APAC stanno iniziando a mostrare un maggiore “home bias”: nel 2025, il 51% degli europei ha aumentato la propria allocazione in Europa (rispetto al 21% che ha incrementato quella negli Usa), mentre il 34% degli investitori APAC ha aumentato l'esposizione locale.

La ricerca evidenzia anche un crescente interesse per fund structure innovative. Oggi, il 71% degli investitori utilizza fondi tradizionali chiusi, ma solo il 59% prevede di utilizzarli nei prossimi 12 mesi. Al contrario, si prevede che l'uso dei fondi evergreen aumenterà dal 33% al 42%, e i separately managed account (SMA) o i "fondo di fondi" saliranno dal 34% al 40%.

Tra i trend strutturali più profondi vi è anche la sempre maggiore integrazione tra credito pubblico e privato. Attualmente, il 64% degli LP tratta i due come asset class distinte. Ma, quando interpellati sulle loro aspettative tra 5 anni, il numero scende al 41%. Allo stesso modo, il 30% afferma di iniziare ora ad adottare un approccio più integrato, ma il 40% prevede che sarà così tra 5 anni. Tuttavia, solo il 19% si aspetta una piena integrazione nel prossimo quinquennio, rispetto al 5% di oggi. Il percepito disallineamento di liquidità tra credito pubblico e privato è considerato la principale barriera alla piena convergenza, citato dal 65% degli LP.

“Mentre la maggior parte degli investitori globali sembra intenzionata ad aumentare le allocazioni al credito alternativo, sta diventando più sofisticata nel modo in cui cura i propri portafogli. Desiderano una maggiore diversificazione in termini di set di prodotti, esposizione geografica e strutturazione dei fondi, e vogliono meno relazioni, ma più profonde, con i gestori per ottenere questo risultato”, ha commentato Allison Davi, co Chief Operating Officer di BSP, che ha proseguito: “Non tutti i gestori si trovano in una posizione ideale. Quelle società che hanno la scala appropriata, un track record di qualità come specialisti del credito e un'ampia gamma di sottocategorie di asset class, oltre a un approccio flessibile, innovativo e orientato al servizio, saranno ben posizionate per avere successo. Crediamo che questa combinazione crei il miglior motore di alpha per gli investitori, specialmente mentre i mercati pubblici e privati convergono, ed è su questo che BSP si sta concentrando in partnership con Franklin Templeton”.



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