All'interno di un contesto normativo in evoluzione, il rischio di greenwashing si stabilizza ma resta significativo, mentre cresce rapidamente l'integrazione ESG nei mercati privati. E' quanto emerge dal 2026 ESG and Sustainability Barometer di MainStreet Partners, data provider ESG e di sostenibilità con sede a Londra e parte del Gruppo Allfunds. Giunto alla quinta edizione, il report fornisce una valutazione completa dell'integrazione ESG e della sostenibilità su oltre 10.600 fondi europei e britannici gestiti da quasi 500 asset manager, basandosi sulla metodologia proprietaria che si articola su tre pilastri: asset manager, strategia di investimento e portafoglio. Il team di Fund Research di MainStreet Partners è arrivato a condurre attività di due diligence ESG e di sostenibilità approfondite su oltre 1.600 fondi, oltre a valutazioni del rischio ESG su più di 9.000 fondi.
"Le attese di un contesto normativo più stabile nel 2025 non si sono concretizzate. Al contrario, le linee guida di ESMA sulla nomenclatura dei fondi, il regime SDR del Regno Unito e l'annuncio della SFDR 2.0 hanno complessivamente intensificato il livello di analisi e alzato gli standard di trasparenza sul mercato. La nostra metodologia continua ad evolversi in linea con questi sviluppi, mantenendo al contempo coerenza per i clienti che fanno affidamento sui nostri rating per la costruzione dei portafogli, il monitoraggio e la gestione del rischio di greenwashing", ha sottolineato Sophie Meatyard, Head of Fund Research di MainStreet Partners.
Nel corso del 2025 MainStreet Partners ha infatti ulteriormente rafforzato il proprio framework di valutazione, introducendo le nuove classificazioni ESG and Sustainability Approach e Sub-Approach, strumenti che consentono una maggiore granularità nell'analisi dell'intenzionalità, dell'integrazione ESG e della definizione degli obiettivi di sostenibilità.
Entrando nei dettagli delle principali evidenze del Barometro 2026 risulta innanzitutto che il rischio di greenwashing si stabilizza ma resta significativo: circa il 25% dei fondi Articolo 8 raggiunge un punteggio inferiore alla soglia di 3,0 (su una scala da 0 a 5) per la qualifica "ESG Assessed", mentre il 30% dei fondi Articolo 9 si colloca sotto la soglia di 4,0 per "Sustainability Assessed", sebbene solo il 5% scenda sotto il 3,5.
Le nuove regole incidono sui comportamenti di mercato. Le linee guida di ESMA sulla denominazione dei fondi e il regime SDR nel Regno Unito stanno infatti producendo effetti concreti sulle scelte dei gestori. Nella valutazione sull'aderenza normativa, la quota di penalizzazioni legate alla denominazione dei fondi è scesa dal 7% al 4,6%, a indicare un maggiore allineamento tra nomi dei fondi e impegni di sostenibilità.
Inoltre, i rating degli asset manager proseguono il trend pluriennale al ribasso. Standard più stringenti, divergenze regionali nelle attese ESG e l'ampliamento dell'universo coperto da MainStreet Partners hanno contribuito a ridurre i rating medi degli asset manager in tutte le categorie di fondi.
Anche l'universo investibile per i fondi sostenibili resta disomogeneo. Le strategie ambientali continuano a dominare il mercato, con oltre 75 miliardi di euro di masse in gestione distribuite su 110 fondi, rispetto a soli 17 miliardi su 38 fondi su tematiche sociali. Sebbene i fondi sociali registrino un rating medio elevato (4,3 su 5,0), comparabile a quello dei fondi ambientali, l'assenza di una tassonomia relativa alla categoria sociale e il maggior ricorso a dati qualitativi limitano la loro quota.
Secondo MainStreet Partners, le nuove norme rimodelleranno l'universo dei fondi: la SFDR 2.0 introduce una classificazione più rigorosa in tre categorie, Transition, ESG Basics e Sustainable. Secondo l'analisi, il 67% dei fondi rientrerebbe in ESG Basics, il 19% in Transition e solo il 14% in Sustainable, confermando la maggiore selettività di quest'ultima categoria.
Il report mette inoltre in luce la rapida crescita dell'integrazione ESG nei mercati privati, oggi centrali nei portafogli istituzionali e sempre più oggetto di attenzione regolamentare. Secondo i dati di mercato, gli asset privati sono destinati a raggiungere 26.000 miliardi di dollari entro il 2030 a livello globale. Parallelamente, il 94% dei gestori dichiara di aver già investito o di voler investire in strategie di private markets, mentre l'86% dei General Partners segnala una crescente pressione da parte dei clienti per l'adozione di pratiche ESG strutturate.
MainStreet Partners utilizza un modello ESG dedicato agli asset privati dal 2020, ulteriormente aggiornato quest'anno per allinearsi maggiormente al quadro dei fondi liquidi, pur tenendo conto delle specificità dei mercati privati.
"Con l'integrazione dei private market nei prodotti di risparmio di lungo periodo, diventa essenziale disporre di analisi ESG solide e basate su evidenze. Il nostro modello evoluto per gli asset privati riflette i limiti in termini di dati disponibili, garantendo al contempo una valutazione credibile e completa dell'integrazione ESG e della qualità della sostenibilità lungo l'intero ciclo di investimento", ha evidenziato Meatyard.
Guardando avanti, MainStreet Partners sottolinea che, sebbene le previsioni siano per un 2026 più stabile sul fronte regolamentare, alcuni sviluppi importanti, come il Regolamento europeo sui rating ESG e le modifiche ai requisiti di reporting societario nell'ambito della direttiva Omnibus, continueranno a influenzare il modo in cui gli asset manager dimostrano, misurano e comunicano le performance di sostenibilità.
Il 2026 ESG and Sustainability Barometer di MainStreet Partners è disponibile cliccando qui