I mercati globali si sono profondamenti trasformati nel corso degli anni e sono ancora in evoluzione, come evidenzia l’ultima edizione del Global Investment Returns Yearbook presentato da UBS Investment Bank e dal Chief Investment Office di UBS Global Wealth Management, in collaborazione con il professor Paul Marsh e il dottor Mike Staunton della London Business School e il professor Elroy Dimson dell’Università di Cambridge. Il report si fonda su dati storici che risalgono al 1900 e colloca le attuali sfide e i dibattiti sugli investimenti in una prospettiva di lungo periodo. In particolare, l’ultima edizione analizza i fattori che hanno guidato nel tempo i rendimenti reali degli asset e offre spunti utili per orientare le scelte future.
Nei dettagli, tra le principali osservazioni dell’edizione 2026 emergono:
1) I mercati globali si sono profondamente trasformati dal 1900. Da un mercato azionario globale relativamente equilibrato all’inizio del XX secolo, gli Stati Uniti dominano oggi la capitalizzazione azionaria mondiale, rappresentando il 62% del valore totale del mercato azionario globale. Ciò riflette solidi rendimenti azionari di lungo periodo e un’emissione sostenuta di azioni, anche se la quota degli Stati Uniti sul Pil globale è diminuita rispetto ai massimi di metà secolo.
2) Le nuove tecnologie non generano sempre bolle speculative, né le bolle implicano necessariamente rendimenti deboli nel lungo periodo. Le ferrovie, che dominavano nel 1900 e oggi rappresentano l’1% del mercato statunitense, hanno comunque sovraperformato nel lungo periodo. Allo stesso modo, i titoli tecnologici (nonostante il crollo della bolla dot-com) hanno registrato nel tempo rendimenti superiori rispetto al mercato statunitense nel suo complesso.
3) Le azioni rappresentano la classe di attivi liquidi con le migliori performance. Dal 1900, le azioni hanno superato le obbligazioni, i titoli di Stato a breve termine e l’inflazione in tutti i Paesi con una storia di investimento continuativa. Un investimento iniziale di 1 dollaro in azioni nel 1900 avrebbe raggiunto 124.854 dollari in termini nominali a fine 2025, rispetto a 284 dollari per le obbligazioni a lungo termine e 69 dollari per i Treasury bill.
4) I mercati sviluppati hanno sovraperformato nel lungo periodo. Dal 1900, hanno registrato rendimenti azionari nel lungo periodo più elevati (8,5%) rispetto ai mercati emergenti (6,9%). Tuttavia, in periodi più recenti, i mercati emergenti hanno superato quelli sviluppati, con un rendimento annuo del 10,9% dal 1960 al 2025, contro il 9,6% dei mercati sviluppati.
5) L’inflazione ha un impatto determinante sui rendimenti di lungo periodo. Nonostante un’inflazione relativamente contenuta negli Stati Uniti rispetto agli standard globali (in media il 2,9% annuo dal 1900) ciò significa che 1 dollaro del 1900 ha oggi un potere d’acquisto equivalente a 38 dollari. Nei confronti dei rendimenti nel tempo o tra Paesi, l’attenzione dovrebbe quindi concentrarsi sui rendimenti reali, corretti per l’inflazione. I rendimenti reali delle azioni hanno ampiamente superato l’inflazione.
6) Il ruolo dell’oro come copertura contro l’inflazione è complesso. L’oro ha registrato rendimenti negativi in 13 dei 28 anni in cui l’inflazione ha superato il 3%, ma nel lungo periodo ha preservato il potere d’acquisto, con il prezzo reale dell’oro in dollari aumentato di 5,2 volte dal 1900, equivalente a un rendimento reale annualizzato dell’1,3%. In alcuni periodi, l’oro si è dimostrato efficace anche come copertura contro i rischi dei mercati azionari.
7) Storicamente, i rischi economici hanno superato quelli geopolitici. Sebbene eventi geopolitici estremi abbiano coinciso con alcune delle peggiori performance di mercato dal 1900, la maggior parte dei forti ribassi azionari in tempi di pace è stata innescata da fattori economici piuttosto che geopolitici. Gli investitori dovrebbero quindi guardare oltre il rumore geopolitico di breve periodo.
8) Nuove analisi sulla copertura valutaria evidenziano i benefici della riduzione della volatilità. In media, il rischio di cambio ha aggiunto circa 6 punti percentuali al rischio totale sia dei portafogli azionari sia di quelli obbligazionari, contribuendo però in misura proporzionalmente maggiore al rischio dei portafogli obbligazionari. Ciò può spiegare la maggiore diffusione delle strategie di copertura nei portafogli a reddito fisso.
9) La diversificazione sta diventando più complessa, ma continua a funzionare. La concentrazione dei mercati e l’aumento delle correlazioni hanno reso più difficile la diversificazione; tuttavia, le evidenze storiche mostrano che la diversificazione globale e i portafogli bilanciati azioni/obbligazioni hanno continuato a ridurre rischi e drawdown.
“L’edizione 2026 del Global Investment Returns Yearbook rafforza il valore dell’analisi storica per comprendere le dinamiche di mercato attuali. Con 126 anni di dati, offre un quadro potente per capire come l’asset allocation, la diversificazione e i principi duraturi del rapporto rischio/rendimento plasmino i risultati di investimento di lungo periodo”, ha affermato Dan Dowd, Head of Global Research di UBS Investment Bank, mentre Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, ha aggiunto: “Il Global Investment Returns Yearbook ci ricorda che, sebbene i mercati e le tecnologie evolvano, i principi fondamentali di un investimento di successo rimangono invariati. La storia continua a dimostrare l’importanza della diversificazione, di un’asset allocation disciplinata e di una prospettiva di lungo periodo”.
Secondo il professor Paul Marsh della London Business School poi, “in periodi di incertezza economica e geopolitica, è facile perdere di vista l’orizzonte di investimento di lungo periodo. Il Yearbook, con il suo database che copre 126 anni, rappresenta una ricca fonte di informazioni ed esperienza per aiutare i lettori a filtrare il rumore di breve periodo e a trarre insegnamenti dal passato per investire meglio nel futuro”.
Il report è disponibile cliccando qui.