I MERCATI EMERGENTI SONO SEMPRE PIÙ CENTRALI PER GLI INVESTITORI Le opinioni degli esperti e i risultati dell'ultima survey in materia di M&G
07/05/2026 Redazione MondoAlternative ALLEGATO
Gli investitori sono sempre più alla ricerca di diversificazione e opportunità di crescita, in particolare in Asia, privilegiando una gestione attiva per investire nei mercati emergenti (EM). Lo hanno evidenziato, rispondendo alle domande di Manuel Pozzi, Investment Director, Fabiana Fedeli, CIO Equities, Multi Asset and Sustainability, e Andrew Chorlton, CIO Fixed Income di M&G Investments, condividendo le proprie view sui principali trend in atto nei segmenti azionario e obbligazionario emergente.
Secondo Fedeli, innanzitutto, l'azionario emergente sta attraversando un cambiamento strutturale, recuperando il divario con i Paesi sviluppati (DM) iniziato nel 2011/12, anche se i mercati non sembrano aver ancora compreso  fondo tale dinamica: "Volatilità e dinamiche di rialzo e ribasso sono sempre più simili, ma i Paesi emergenti sono un universo molto più vario e diversificato, con un'enorme varietà di driver di crescita e settori".
Guardando al rischio di concentrazione, per Fedeli esso non è dissimile dai DM e, se il compito degli investitori è individuare i futuri leader di mercato, trend come popolazione, tecnologia e crescita economica aprono nei Paesi emergenti uno spazio enorme: "In questo scenario, la chiave è restare selettivi, meglio se con una gestione attiva".
La riflessione di Chorlton, invece, è partita dalla più rapida reazione delle Banche Centrali dei Paesi emergenti all'inflazione dopo l'inizio della guerra in Ucraina nel 2022, anche a causa della maggior abitudine degli Istituti di tali Paesi a turbolenze e shock economici. Chorlton ha quindi osservato: "La volatilità tra EM e DM tende oggi a convergere, ma i primi consentono comunque di ottenere un premio maggiore".
Dalla situazione attuale, il CIO Fixed Income di M&G Investments ha spiegato come, naturalmente, emergeranno vincitori e vinti, non solo nel fixed income e, a fronte di un rischio maggiore dovuto alla più elevata esposizione a eventi geopolitici come conflitti o dazi, si possono ottenere rendimenti potenzialmente superiori grazie a fondamentali solidi e prezzi attraenti".
Andrea Orsi, Country Head Italia, Irlanda e Grecia di M&G Investments, ha poi presentato i risultati dell'M&G Emerging Markets Snap Survey, al centro anche della conferenza di M&G al Salone del Risparmio 2026. Secondo il sondaggio di M&G, i consulenti finanziari italiani stanno cambiando il proprio approccio agli investimenti nei mercati emergenti (EM), passando da un posizionamento tattico a uno strategico di lungo periodo.
I risultati mostrano che le allocazioni ai mercati emergenti sono aumentate nei portafogli dei clienti italiani, nonostante un contesto geopolitico e macroeconomico volatile. "A trainare il rinnovato interesse verso i mercati emergenti è la necessità di diversificare i portafogli in una fase in cui i mercati sviluppati presentano livelli di debito strutturalmente più elevati e, nel caso degli Stati Uniti, risultano fortemente concentrati”, ha dichiarato Orsi, aggiungendo: “Una dinamica degli utili più solida nell’azionario, rendimenti reali interessanti nel reddito fisso e una maggiore credibilità delle politiche economiche in molte economie emergenti stanno cambiando la percezione di quest’area, che viene vista sempre meno in chiave di posizionamento tattico e sempre più come componente strategica all’interno di portafogli ben diversificati”.
Negli ultimi sei mesi, una netta maggioranza degli intervistati (61%) ha aumentato l’esposizione ai mercati emergenti, mentre il 37% ha mantenuto invariate le allocazioni. L’esposizione complessiva resta comunque contenuta, in linea con il profilo di rischio prudente dell’investitore italiano: la maggior parte dei rispondenti detiene infatti meno del 10% del portafoglio in EM, a fronte di un 38% che alloca tra il 10% e il 30%
Interrogati sui rischi associati all’area, il 66% degli intervistati da M&G li valuta come “moderati”, mentre un terzo del campione (33%) li considera “elevati”. In questo contesto, la geopolitica emerge come il principale elemento di preoccupazione, citato dal 62% del campione, davanti a considerazioni macroeconomiche (20%) e volatilità valutaria (18%). “Il continuo flusso di notizie ha amplificato la percezione dei rischi di breve periodo, ma gli investitori stanno sempre più imparando a guardare oltre il rumore e a ritornare a concentrarsi sui fondamentali”, ha aggiunto Orsi.
Dai risultati dell'M&G Emerging Markets Snap Survey emerge inoltre che la diversificazione si conferma il principale driver per investire nei mercati emergenti, indicata dal 58% dei rispondenti; seguono la crescita del capitale (33%) e, più distanziata, la generazione di reddito (9%).
Dal punto di vista geografico, l’Asia, Cina inclusa, si conferma l’area di riferimento per gli investimenti emergenti, segnalata dal 70% dei consulenti, distanziando America Latina (13%) e i mercati emergenti dell’area EMEA (12%). Sul piano delle asset class, le azioni restano prevalenti (66%), seguite a distanza dal debito in valuta locale (20%) e da quello in valuta forte (14%), una fotografia che lascia spazio a un’evoluzione delle allocazioni verso un utilizzo più diversificato dell’universo emergente.
Orsi, a proposito, ha commentato: “L’impiego degli emergenti come leva di diversificazione segnala un’evoluzione del profilo dell’investitore italiano verso logiche di progressivo smarcamento da esposizioni troppo concentrate su asset class tradizionali. Oltre alla diversificazione, i mercati emergenti hanno dimostrato anche la capacità di offrire performance competitive. Nel reddito fisso, ad esempio, hanno sovraperformato i titoli di Stato dei mercati sviluppati negli ultimi cinque anni. Sul fronte azionario, sebbene l’Asia resti centrale, altre aree, in particolare l’America Latina, stanno mettendo in evidenza un potenziale crescente che non è ancora pienamente riflesso nelle valutazioni attuali".
Per M&G, la netta preferenza espressa dal campione per un approccio attivo, con il 90% degli intervistati che utilizza fondi attivi per investire nei mercati emergenti, contro l’8% che ricorre a Etf passivi e il 2% a investimenti diretti, evidenzia un utilizzo prevalente di strumenti gestiti nell’approccio a quest’area di investimento.
“In un contesto caratterizzato da maggiore complessità e dispersione, la gestione attiva assume un ruolo centrale. Un approccio di lungo periodo, basato su fondamentali solidi e valutazioni, può contribuire a diversificare le fonti di rendimento, sostenendo al tempo stesso la crescita di capitale e la generazione di reddito. In questo scenario, la partnership tra asset manager e distribuzione è fondamentale per trasformare la complessità dell’universo dei mercati emergenti in soluzioni coerenti con gli obiettivi di lungo termine degli investitori finali”, ha infine concluso Orsi.

I risultati dell'M&G Emerging Markets Snapshot Survey 2026 sono disponibili cliccando su:
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