LE PRINCIPALI CONVINZIONI SU ECONOMIA E MERCATI NEL 2026 I punti più rilevanti delle Capital Market Assumptions di Amundi
13/05/2026 Redazione MondoAlternative
Amundi ha pubblicato le Capital Market Assumptions 2026, un documento che fornisce un outlook sulle principali asset class. Queste ipotesi, insieme ai rendimenti attesi sul lungo termine che ne derivano, costituiscono un quadro di riferimento per l'asset allocation strategica degli investitori.
Di seguito le 5 principali convinzioni di Amundi per il 2026.

1) La rottura non rappresenta più uno shock per il sistema, è il sistema
Per Amundi, l’economia è nel pieno di un cambio di regime strutturale: "La riconfigurazione delle rotte commerciali, il coordinamento più debole delle politiche economiche, la spinta verso l’autonomia strategica, i ritardi nella transizione energetica e la diffusione diseguale dell’IA stanno rendendo la volatilità un fattore endogeno piuttosto che un semplice sottoprodotto di shock esterni". 
Secondo il documento, la crescita può mantenersi resiliente, sostenuta dalla spesa pubblica e da incrementi selettivi di produttività; tuttavia, la frammentazione e il freno demografico difficilmente permetteranno un’accelerazione sostenuta del PIL e anche l'inflazione si sta facendo più vischiosa a causa di fattori come la domanda di materie prime, la geopolitica e il rischio climatico; Autorità politiche e investitori devono adattarsi a un mondo in cui la resilienza conta quanto l’efficienza.

2) Deficit strutturali, dominanza fiscale e internalizzazione del debito
I Governi, secondo Amundi, continueranno a dare la priorità alla difesa, alla politica industriale, all’adattamento delle competenze lavorative all’IA, all’autonomia energetica e agli ammortizzatori sociali. "L’attuale crisi energetica sta dimostrando che  finanze pubbliche fragili non costituiscono più un limite rigido agli interventi, alimentando la permanenza di un debito elevato e di tassi a lunga scadenza strutturalmente elevati. La dominanza fiscale probabilmente diventerà probabilmente un elemento chiave dei prossimi dieci anni. L'aumento delle emissioni di titoli di Stato, i tassi nazionali più alti e la pressione regolatoria verso il finanziamento interno potrebbero spingere gli investitori a riportare i capitali sui mercati domestici. I flussi finanziari influenzeranno anche le dinamiche valutarie; in questo contesto, il ruolo egemone del dollaro Usa è destinato a una graduale erosione piuttosto che a un tramonto repentino", scrive Amundi.

3) Un insieme di opportunità frammentate tra aree geografiche e orizzonti temporali
Le assunzioni di Amundi sui mercati dei capitali (CMA) per il 2026 prospettano sul lungo termine rendimenti attesi interessanti per la maggior parte delle asset class; le prospettive sulle obbligazioni sono state riviste leggermente al rialzo, mentre l'azionario continua a offrire rendimenti potenzialmente solidi, compresi tra il 6,5% e il 7,5%. 
I private asset, e il private equity in particolare, secondo Amundi, mantengono un maggior potenziale di rendimento: "Nei prossimi cinque anni, la dispersione dei rendimenti tra le diverse aree geografiche è destinata ad aumentare, mentre nel lungo periodo la dispersione settoriale e l’adattamento climatico genereranno nuove opportunità ll più ampio scenario macroeconomico richiede di bilanciare l’esposizione verso attività a più alto rendimento, come i mercati emergenti, l’India e il private equity, con asset class in grado di conferire maggiore resilienza, tra cui i titoli di Stato globali, le obbligazioni societarie investment grade globali e il debito emergente".

4) I private asset e gli investimenti alternativi richiedono una maggiore selettività
Le Capital Market Assumptions 2026 indicano che i private asset possono contribuire a generare rendimenti superiori nel lungo periodo, ma i driver della performance stanno cambiando. "L’aumento dei tassi nominali è destinato a frenare l'espansione dei multipli di valutazione, rendendo i rendimenti meno dipendenti da quest'ultima. La performance sarà invece guidata in misura maggiore dal reddito e dalla creazione di valore attraverso la gestione operativa", precisa ancora Amundi, aggiungendo: "A livello di singole asset class, le infrastrutture e il private credit dovrebbero beneficiare del crescente fabbisogno di investimenti, mentre il private equity europeo appare più attraente rispetto a quello statunitense, grazie a valutazioni più contenute e a flussi di investimento legati all'autonomia strategica".

5) Asset allocation strategica: bilanciare prospettive globali e orientamenti locali
Infine, secondo il documento, gli investitori devono diversificare per rafforzare la resilienza dei portafogli. "Nel prossimo decennio, le obbligazioni aggregate e il debito dei mercati emergenti (ME) assumeranno un ruolo crescente come ancora di stabilità, in particolare per i profili di rischio moderato. Sul fronte azionario, i mercati emergenti guadagnano rilevanza, sostenuti da prospettive di rendimento a lungo termine più elevate. Nell'ambito dei private asset, il private equity si conferma il principale motore di crescita, mentre le infrastrutture e il private debt assumono un ruolo di rilievo come asset generatori di flussi reddituali, L’oro rappresenterà uno strumento fondamentale di allocazione strategica, a supporto sia della diversificazione che del potenziale di rendimento. Di conseguenza, un’allocazione dinamica, globale e diversificata, con un obiettivo di volatilità del 12%, dovrebbe generare rendimenti annui compresi tra il 6,4% e il 7,4% per gli investitori in euro e dollari; gli investitori in Area Euro beneficeranno in particolare di un miglioramento del rapporto rischio-rendimento", conclude Amundi.
Secondo Monica Defend, Head of Amundi Investimenti Institute, "stiamo attraversando un regime di rotture sul fronte geopolitico, tecnologico e energetico e l’adattamento sarà l'elemento chiave dei prossimi cinque anni. L’autonomia strategica e gli incrementi di produttività generati dall’IA possono rendere la crescita più resiliente, ma non strutturalmente più robusta. Nel frattempo, l’inflazione si sta radicando di più, spinta dalla domanda di energia, dalle tensioni geopolitiche e dai rischi climatici, oltre che dall'attuale fase del ciclo economico".
"Le dinamiche del debito stanno muovendosi al centro dello scenario. Tali dinamiche implicano rendimenti strutturalmente più elevati sul tratto lungo della curva e un ruolo maggiore del dominanza della politica fiscale, ridefinendo così l'attrattività del debito Usa e del dollaro. Questo quadro dovrebbe incoraggiare, nei prossimi anni, un ritorno verso i titoli di Stato domestici, premiando specialmente i mercati obbligazionari europeo e giapponese”, ha aggiunto Vincent Mortier, Group Chief Investment Officer di Amundi.
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