Intermonte, in collaborazione con il Politecnico di Milano (PoliMi), ha presentato la nona edizione dei “Quaderni di ricerca”, uno studio che analizza l’evoluzione di 363 PMI quotate in Borsa tra il 2011 e il 2025 con una capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro. L’obiettivo è capire quale impatto abbia avuto la quotazione sulla crescita delle aziende italiane nel medio/lungo periodo.
Il campione rappresenta in modo fedele l’economia reale del Paese: circa il 65% delle società appartiene ai settori Consumer, Industrial e Technology, pilastri del tessuto produttivo nazionale. Al momento della quotazione queste imprese generavano complessivamente oltre 25 miliardi di euro di ricavi, impiegavano più di 107 mila persone e valevano in Borsa oltre 32 miliardi di euro.
La ricerca evidenzia come la quotazione, se accompagnata da una strategia solida e da una governance efficace, possa diventare un potente acceleratore di crescita. Le aziende che hanno ottenuto i migliori risultati in Borsa hanno registrato anche le performance industriali più significative. Il 10% delle società con i rendimenti azionari più elevati ha generato un ritorno cumulato del 173,8% nei cinque anni successivi all’IPO. Nello stesso periodo queste imprese hanno più che raddoppiato i ricavi (+195%), aumentato l’EBITDA del 156%, l’utile netto del 176% e l’occupazione del 66%.
Anche estendendo l’analisi al miglior 25% del campione, i risultati restano molto positivi: nei cinque anni successivi alla quotazione i ricavi aggregati sono cresciuti del 102%, mentre EBITDA e utile netto sono aumentati entrambi del 203%. Gli occupati sono passati da circa 14 mila a quasi 24 mila unità, con oltre 9.800 nuovi posti di lavoro creati.
La crescita è stata spesso sostenuta da acquisizioni realizzate dopo l’IPO, ma non sono mancati casi di sviluppo organico, favorito dalla maggiore visibilità, dall’accesso ai capitali e dai processi di internazionalizzazione resi possibili dalla presenza sul mercato.
Attraverso un’analisi statistica, lo studio individua inoltre dieci fattori ricorrenti nelle quotazioni di maggior successo: team manageriali snelli, presenza di clausole di lock up, flottante adeguato, corretta valorizzazione in fase di collocamento, strategie di crescita per linee esterne, assetti proprietari stabili, maggiore copertura da parte degli analisti, diversità di genere e generazionale nei consigli di amministrazione e forte focalizzazione degli amministratori. Su tutti, resta però decisiva la qualità del progetto imprenditoriale.
La conclusione dello studio è chiara: la quotazione non è soltanto uno strumento di raccolta di capitali, ma può diventare un motore di crescita per le PMI, favorendo innovazione, occupazione e competitività. Allo stesso tempo, lo studio evidenzia come anche gli investitori possano contribuire alla creazione di valore accompagnando le aziende nell’evoluzione della governance e dei modelli di sviluppo, soprattutto nel caso delle imprese familiari impegnate in percorsi di trasformazione e crescita.
Come evidenziato da Guglielmo Manetti, Amministratore Delegato di Intermonte, “l’Italia è, da sempre, un Paese di imprese. Cinque milioni di realtà imprenditoriali sostengono il tessuto economico dei territori, generano occupazione e alimentano interi distretti produttivi. Eppure, di queste cinque milioni di aziende, solo 373 sono oggi quotate in Borsa: un numero che segnala quanto il mercato dei capitali italiano sia ancora lontano dal suo pieno potenziale. I dati di questa ricerca offrono una risposta concreta a chi si chiede perché valga la pena quotarsi: le 363 PMI analizzate esprimevano già oltre 107.000 addetti e 25 miliardi di ricavi al momento dell'ingresso in Borsa, e le best performer nei cinque anni successivi hanno aumentato significativamente i posti di lavoro e più che raddoppiato i ricavi. Questi non sono solo dati finanziari: sono posti di lavoro e valore distribuito nei territori. La quotazione, fatta bene, è un acceleratore di crescita reale”.
Secondo Giancarlo Giudici, Professore ordinario Politecnico di Milano School of Management e referente scientifico della Ricerca, “questa ricerca si propone di identificare i fattori che storicamente hanno accompagnato le quotazioni di maggiore successo su Borsa Italiana nel periodo 2011/2025. L'analisi statistica condotta su 363 matricole ci ha permesso di identificare alcune correlazioni robuste tra determinate scelte di governance, struttura dell'operazione e strategie post-IPO da un lato, e la capacità di creare valore nel tempo dall'altro. Il 'decalogo' che proponiamo è una sintesi empirica di comportamenti che hanno storicamente distinto le quotazioni di maggiore successo, ovviamente accompagnati da un solido piano industriale orientato alla crescita e da capacità manageriali adeguate per renderlo concreto. L'auspicio è che possa orientare le scelte di chi si avvicina al mercato dei capitali, contribuendo a rendere la quotazione un percorso di crescita sostenibile e non solo un evento finanziario; in Italia occorre attrarre nuovi investitori professionali e nuovi capitali specializzati sulle Mid Cap e Small Cap quotate”.