L’inflazione resta il principale rischio in un contesto altrimenti positivo. Secondo Nadège Dufossé, Global Head of Multi-Asset di Candriam, “i mercati obbligazionari rimangono più sensibili rispetto agli omologhi azionari, con i prezzi del petrolio più elevati e le crescenti aspettative di inflazione che contribuiscono alle pressioni al rialzo sui rendimenti, in particolare sul segmento a lungo termine. Dopo una prima ondata di shock sui prezzi indotti dai dazi e una seconda ondata legata alla crisi petrolifera, gli investimenti in capex legati all’AI e i colli di bottiglia infrastrutturali rappresentano sempre più una terza potenziale fonte di pressione inflazionistica, anche se le tempistiche e l'entità permangono incerti”.
Ma non è solo l'energia a destare preoccupazione. “I mercati delle commodity, le infrastrutture elettriche e i colli di bottiglia industriali stanno diventando fonti crescenti di pressioni inflazionistiche. Lo stesso ciclo di investimenti che sostiene la crescita e gli utili rischia anche di creare carenza di offerta. La domanda di semiconduttori, data center, produzione di energia, infrastrutture di rete e metalli strategici accelera, mentre l'offerta rimane limitata”, spiega Dufossé, che poi evidenzia come i rischi di inflazione stanno diventando anche più diversificati: “Oltre ai colli di bottiglia energetici e industriali, l'insorgere delle condizioni climatiche legate a El Niño introduce un'ulteriore fonte di pressione attraverso i mercati agricoli e alimentari. L'impatto maggiore si farà probabilmente sentire l'anno prossimo, ma la combinazione di turbolenze legate alle condizioni meteorologiche, ai mercati dei fertilizzanti in tensione e a pressioni geopolitiche già esistenti potrebbe rafforzare la persistenza dell'inflazione in diverse regioni”.
Per Dufossé, ciò non significa che l'inflazione sia destinata ad accelerare ancora una volta bruscamente. L’esperto suggerisce tuttavia che la disinflazione potrebbe rivelarsi più lenta e meno lineare di quanto auspicano i mercati. “Questo è particolarmente rilevante per le Banche Centrali. È improbabile che la Federal Reserve reagisca alla volatilità energetica a breve termine, ma, se l'inflazione si dimostra ostinata, il percorso verso tassi più bassi si complica. In questo contesto, l'inflazione resta la fonte più plausibile di delusione per gli operatori, in grado di trasformare un contesto altrimenti costruttivo in uno più complesso. Il nostro posizionamento è moderatamente costruttivo. Manteniamo un leggero sovrappeso sulle azioni, in particolare Usa e dei mercati emergenti. Gli Stati Uniti continuano a beneficiare di una visibilità sugli utili superiori e della leadership nell'AI, mentre i mercati emergenti offrono valutazioni interessanti e dinamiche degli utili in miglioramento, anch'esse trainate dalle società tecnologiche”, sottolinea Dufossé.
“Nel reddito fisso, manteniamo un orientamento long in termini di duration sui titoli di Stato tedeschi di alta qualità e deteniamo debito dei mercati emergenti. I primi offrono qualità sullo sfondo di un rallentamento dell'attività europea, mentre il secondo aggiunge diversificazione e beneficia di un carry allettante e di flussi di capitale più solidi. Sul fronte valutario, riteniamo che le valute legate alle commodity continuino a beneficiare dell'attuale contesto e manteniamo un sottopeso sul dollaro statunitense, con una preferenza per lo yen giapponese. L'oro e i metalli strategici restano importanti strumenti di diversificazione del portafoglio in un mondo sempre più caratterizzato da carenze dell’offerta, divergenze delle politiche economiche e volatilità dei tassi reali”, conclude l’esperto di Candriam.