I Paesi emergenti, dopo il “lost decade”, ovvero il decennio di bassa crescita e corsi azionari laterali, hanno ripreso a correre già da diversi mesi, grazie a un miglioramento netto degli utili societari e di un maggiore clima di fiducia generale, che ha generato una rivalutazione dei prezzi in Borsa. In Giappone, la nuova premier Takaichi si sta dimostrando a favore del business e della crescita, stimolando la crescita industriale e puntando su 17 settori chiave, come quelli dell’AI e dei semiconduttori, della difesa, della green energy, dell’aviazione e dello spazio, del digitale e cyber security. Lo hanno ricordato Nick Payne, Analista e Gestore azionario del fondo Comgest Growth Global Emerging Market Equity, e Chantana Ward, Analista e Gestore del fondo Comgest Growth Japan Equity di Comgest, nel corso di un evento per approfondire le opportunità nei Paesi emergenti e in Giappone.
“L’andamento del mercato azionario è determinato dal rendimento del capitale proprio e dalla creazione di valore nel lungo periodo. Per circa 15 anni, il rendimento del capitale proprio nei mercati emergenti è rimasto sostanzialmente fermo, mentre è aumentato in modo significativo nei mercati sviluppati, in particolare negli Stati Uniti, trainato dal settore tecnologico. La nostra opinione è che questa dinamica stia ora cambiando”, ha commentato Payne. “È interessante notare”, ha proseguito poi Payne, “che molte delle società che hanno trainato i rendimenti nei mercati sviluppati, come le grandi società tecnologiche statunitensi, stanno ora entrando in una fase caratterizzata da ingenti investimenti in conto capitale legati all’intelligenza artificiale, il che potrebbe esercitare pressione sui loro rendimenti. Ora ci aspettiamo che il Roe nei mercati emergenti aumenti di diversi punti percentuali entro due o tre anni. E i mercati tendono a seguire tali inversioni di tendenza. Allo stesso tempo, i mercati emergenti, in particolare quelli asiatici, stanno traendo vantaggio da questo cambiamento. Aziende come TSMC e Samsung Electronics sono di fatto i fornitori di base di produzione nella catena del valore dell’intelligenza artificiale. Questa dinamica è un fattore chiave nel miglioramento dei rendimenti sul capitale e, in ultima analisi, dell’andamento del prezzo delle azioni”. Payne ha poi menzionato altre aziende che beneficiano delle spese in conto capitale degli hyperscaler, che peraltro non sembrano voler rallentare il ritmo dei propri investimenti. Tra queste aziende figurano, oltre le già citate, anche SK Hynix, Delta Electronics e Aspeed.
Anche in Giappone il tema della tecnologia è ovviamente presente, ma Ward ha osservato che le società giapponesi di qualità orientate alla crescita sono oggi a livelli di prezzo tra i più interessanti dell’ultimo decennio. “Le aziende in cui intendiamo investire non hanno avuto successo perché le condizioni erano favorevoli, ma perché soddisfano un’esigenza fondamentale. Si tratta, in genere, di esigenze non cicliche”, ha chiarito Ward. Secondo l’esperta, “a prima vista, il Giappone può sembrare oggi un luogo difficile in cui investire. Tensioni geopolitiche, aumento dei costi energetici, attriti commerciali: i titoli dei giornali del 2026 dipingono un quadro difficile. Ma c'è un altro aspetto che questi resoconti tralasciano: il Giappone delle aziende silenziosamente resilienti, costruite per crescere indipendentemente dal contesto macroeconomico. Questa resilienza ha radici profonde e si basa su ciò che i giapponesi chiamano “ikigai”, la motivazione a perseverare, una filosofia plasmata da quattro secoli di autosufficienza che ancora oggi definisce il modo in cui il Paese si organizza sotto pressione”.