La crescita mondiale ha ancora carburante a sufficienza, nonostante le complessità dello scenario geopolitico. È, in sintesi, l’outlook di J.P. Morgan Asset Management per la seconda metà del 2026, secondo cui, nonostante la crisi in Medio Oriente e le sue ripercussioni, ci sono ancora numerosi elementi di supporto alla crescita globale.
“Lo scenario a inizio anno era di espansione, poi il conflitto in Medio Oriente ha complicato le cose. La crisi però ha danneggiato solo uno dei canali di crescita, ovvero il reddito delle famiglie, impattato dall’aumento dei prezzi dei carburanti. La spesa per i consumi, ad esempio, è rimasta solida negli Stati Uniti, con una maggior propensione al risparmio in Europa”, ha osservato Maria Paola Toschi, Global Market Strategist di J.P.Morgan AM.
Secondo la società mancano ancora certezze sulla risoluzione o meno del conflitto e sui vari punti dell’eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran, a partire dalle ricadute sui mercati energetici e sull’apertura o meno dello Stretto di Hormuz, ma lo scenario sui mercati va verso una graduale normalizzazione, con una stima di inflazione del 3% entro fine anno. Il prezzo del petrolio ha iniziato un percorso di discesa, anche se lontano dai 60 dollari al barile pre conflitto, e la Bce probabilmente, dopo il recente rialzo, resterà ferma nel 2026, con un possibile taglio nel 2027 a seconda dei dati sull’inflazione dei prossimi mesi.
Toschi si è quindi soffermata sui catalizzatori positivi della crescita economica, a partire da una spesa pubblica e fiscale ancora sostenuta, anche grazie alla breve durata della crisi: “In questo contesto, è cambiato anche l’approccio al settore tecnologico, che continua a essere al centro dei titoli dei giornali: non si parla più di Magnifiche 7, ma ora lo sguardo è veramente globale, in particolare in Asia. Gli investimenti delle aziende tech restano sostenuti: si prevede che raggiungano i 650 miliardi nel 2026 per poi salire a 900 nel 2027”.
L’opinione di J.P. Morgan AM è che, in ogni caso, siamo alla vigilia di un grande processo di cambiamento dovuto all’avvento dell’AI, paragonabile a rivoluzioni come il pc, lo smartphone e Internet. Permangono però alcuni elementi di incertezza come la tenuta del mercato del lavoro, l’impatto sui salari dei lavoratori, il fabbisogno energetico e il contributo alla crescita dei vari Paesi. Nell’attuale scenario, Toschi ha evidenziato che l’attenzione del mercato si è spostata dagli hyperscaler ad altri sottosettori dell’ambito tech come i semiconduttori, in particolare in mercati emergenti come Cina e Taiwan.
J.P. Morgan AM mantiene quindi una propensione al rischio, fermo restando che la selettività rimarrà fondamentale. “Il segmento IT resta trainante sui mercati azionari nonostante la volatilità ma soprattutto in Usa ed emergenti, mentre in Europa lo scenario è più diversificato. Continua anche ad avere un grande potenziale il settore obbligazionario a causa delle elevate aspettative di rialzo dei tassi”, ha proseguito Toschi, aggiungendo: “Il fixed income, in un capovolgimento rispetto allo standard, ha visto però un aumento della volatilità a livelli superiori all’azionario; i rendimenti però rimangono interessanti, anche perché i Governi stanno imboccando la strada di un maggiore indebitamento”.
Per la Global Market Strategist di J.P.Morgan AM, il dollaro è tornato porto sicuro nella crisi, ma i segnali di indebolimento restano, come la continua diversificazione delle riserve delle Banche Centrali dal biglietto verde: “Nessuna valuta però ha il potenziale oggi per prendere il posto del dollaro, per cui il trend di dedollarizzazione, se continuerà, avrà bisogno di decenni prima di minare la supremazia della valuta a livello globale”.
Un fattore di incertezza per i prossimi mesi segnalato da J.P. Morgan AM sono poi le elezioni di Midterm negli Stati Uniti, in calendario il prossimo 3 novembre, in cui probabilmente il partito repubblicano di Donald Trump perderà il controllo della Camera (eventualità accaduta 20 volte nelle ultime 23 elezioni di Midterm con il partito del Presidente in carica). Con meno margine di manovra sul fronte interno, l’attenzione di Trump, attualmente in calo di popolarità, potrebbe rivolgersi nuovamente verso l’estero con il ritorno di questioni legate ai dazi, anche visto il continuo deterioramento degli Usa sul fronte di deficit e debito.
Infine, Toschi ha dedicato un accenno anche al private credit, segmento tornato alla ribalta negli ultimi mesi ma in cui la società non vede rischi di sistema a livello globale, dovuto anche ad elevata liquidità e relativa scarsità di investitori retail, con quindi un minor potenziale di impatto sul sistema.
“Contro i rischi è fondamentale un’accurata diversificazione, sia a livello geografico che settoriale. In questo senso, obbligazioni governative e asset reali possono essere una soluzione vantaggiosa per proteggere il portafoglio”, ha infine concluso la Global Market Strategist di J.P.Morgan AM.