“L'intervento recentemente effettuato sullo yen giapponese difficilmente rappresenterà un punto di svolta duraturo se non sarà accompagnato da cambiamenti di politica economica più ampi. Sebbene la reazione immediata dei mercati sia stata contenuta, un intervento prolungato potrebbe avere implicazioni anche al di fuori del Giappone qualora contribuisse a un più ampio indebolimento del dollaro statunitense, con potenziali effetti indiretti sui rendimenti dei Treasury Usa e sui mercati obbligazionari globali”, afferma Vincent Chung, Co Portfolio Manager per Diversified Income Bond Strategy di T. Rowe Price, che continua: “I movimenti relativamente limitati dei tassi d'interesse e dei mercati valutari asiatici suggeriscono che gli investitori restano scettici sul fatto che il solo intervento possa invertire il deprezzamento dello yen. Lo scenario di base del mercato è che l'intervento rallenti il ritmo dell'ulteriore indebolimento della valuta, piuttosto che innescare un apprezzamento sostenuto”.
Secondo Chung, “lo yen ha già recuperato una parte significativa della precedente sottoperformance rispetto ad altre valute asiatiche, incluso il won sudcoreano. Se gli interventi dovessero proseguire, la valuta potrebbe rafforzarsi ulteriormente nei confronti del dollaro statunitense. I risk reversal sul cambio USD/JPY sono tornati su livelli simili a quelli osservati nel 2024 e nel 2025, segnalando che il mercato delle opzioni attribuisce una probabilità più elevata a un ulteriore apprezzamento dello yen nel caso in cui gli interventi continuino. Tuttavia, la volatilità implicita è salita solo fino a circa il 10%, un livello sostanzialmente in linea con quello registrato all'inizio dell'anno, suggerendo che gli investitori si attendono movimenti valutari ordinati piuttosto che disordinati”.
Chung ritiene che la principale incognita nel breve termine “è se le Autorità giapponesi manterranno gli interventi oltre il periodo di circa tre giorni attualmente previsto dal mercato. Un prolungamento degli interventi rafforzerebbe il segnale dell'impegno delle Autorità a sostenere lo yen e potrebbe consolidare le aspettative di un suo ulteriore apprezzamento. Tuttavia, il solo intervento difficilmente sarà sufficiente a determinare un'inversione duratura della tendenza. Perché lo yen possa apprezzarsi in modo più significativo nel lungo periodo, la Banca del Giappone dovrebbe con ogni probabilità accelerare il ciclo di rialzo dei tassi d'interesse, incentivando gli investitori giapponesi a rimpatriare i capitali investiti all'estero. In alternativa, dovrebbe emergere un catalizzatore macroeconomico di più ampia portata”, afferma l’esperto.
“Un apprezzamento duraturo dello yen, determinato da uno di questi due fattori, potrebbe avere implicazioni più ampie a livello globale. Se accompagnato da un significativo indebolimento del dollaro Usa, potrebbe alimentare le pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti e spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury statunitensi, con effetti di propagazione sull'insieme dei mercati obbligazionari globali”, conclude Chung.