Dopo diversi anni complessi, alcune aree chiave del settore sanitario sembrano avvicinarsi a un punto di svolta. Secondo Marshall Gordon, Brittany Henderson e Nicholas Wu, Senior Research Analysts for Health Care di ClearBridge Investments (parte del gruppo Franklin Templeton), “l’incertezza normativa ha pesato sulle aziende farmaceutiche, la debolezza dei finanziamenti alle biotech ha messo sotto pressione l’intero ecosistema dello sviluppo dei farmaci e la normalizzazione delle dinamiche emerse durante la pandemia ha rappresentato una sfida per alcune società attive nelle tecnologie e nei dispositivi medici. Più recentemente, tuttavia, diversi di questi fattori avversi hanno iniziato ad attenuarsi. I titoli farmaceutici hanno già beneficiato di una maggiore chiarezza sul fronte dei prezzi dei farmaci negli Stati Uniti, mentre il miglioramento delle condizioni di finanziamento per le società biotech e la stabilità della spesa in ricerca e sviluppo (R&S) stanno creando un contesto più favorevole per le aziende che supportano la scoperta e lo sviluppo clinico dei farmaci. Allo stesso tempo, la normalizzazione dell’utilizzo dei servizi sanitari sta modificando le prospettive relative dei comparti dei dispositivi medici e della managed care. A nostro avviso, queste dinamiche in evoluzione stanno creando un contesto più interessante per una selezione attiva dei titoli all’interno del settore sanitario”, affermano Gordon, Henderson e Wu.
Le scadenze brevettuali riportano l’attenzione sull’innovazione
Per gran parte del 2025, il tema dei prezzi dei farmaci ha dominato il dibattito nel settore farmaceutico, mentre gli investitori cercavano di valutare le possibili concessioni che l’amministrazione Trump avrebbe potuto richiedere all’industria. “Una serie di accordi raggiunti a partire da settembre 2025 tra le principali case farmaceutiche e l’amministrazione statunitense ha contribuito a ridurre significativamente questa incertezza, favorendo un marcato recupero dei titoli del settore”, spiegano Gordon, Henderson e Wu, che proseguono: “Con il progressivo attenuarsi delle preoccupazioni legate ai prezzi, l’attenzione degli investitori si sta ora spostando verso un’altra sfida strutturale di primaria importanza: le scadenze brevettuali. Le aziende farmaceutiche beneficiano infatti della protezione garantita dai brevetti e dei diritti di esclusività regolamentare, che consentono loro di commercializzare nuovi farmaci per un periodo limitato. Una volta scadute queste tutele, l’ingresso sul mercato di farmaci generici o biosimilari può determinare un rapido calo dei ricavi generati dai prodotti di maggior successo, con riduzioni che in alcuni casi possono raggiungere il 50/80% nel giro di pochi mesi. Diversi farmaci di riferimento si stanno avvicinando a questa fase critica, inclusi trattamenti destinati alla cura di patologie oncologiche, malattie immunologiche, diabete e obesità”.
Per Gordon, Henderson e Wu, “la prossima ondata di scadenze brevettuali tenderà a distinguere sempre più chiaramente tra vincitori e vinti nel settore farmaceutico. Le aziende che dispongono di portafogli prodotti più giovani, franchise diversificate e pipeline di ricerca e sviluppo solide e produttive saranno probabilmente nella posizione migliore per compensare la perdita di ricavi derivante dalla scadenza dei brevetti e continuare a generare crescita nel lungo periodo. In questo contesto, riteniamo che Johnson & Johnson e AstraZeneca siano tra le società che presentano attualmente queste caratteristiche”.
L’ecosistema dello sviluppo dei farmaci inizia a mostrare segnali di ripresa
Anche dietro le quinte dell’innovazione farmaceutica stanno emergendo segnali incoraggianti. “Le Contract Research Organizations (CRO) svolgono un ruolo fondamentale nel supportare aziende biotech e farmaceutiche nelle attività necessarie per portare nuovi farmaci sul mercato, occupandosi di gestione degli studi clinici, reclutamento dei pazienti, raccolta e analisi dei dati e supporto regolamentare. Le società attive nelle life sciences tools, invece, forniscono strumenti, apparecchiature di laboratorio e materiali di consumo indispensabili per la ricerca scientifica”, evidenzia Gordon, Henderson e Wu. “Entrambi i comparti hanno attraversato una fase difficile dopo la pandemia. Le CRO hanno risentito del rallentamento dei finanziamenti alle biotech e di una maggiore prudenza negli investimenti destinati agli studi clinici, mentre le aziende produttrici di strumenti per la ricerca hanno dovuto fare i conti con una minore attività scientifica e con il progressivo smaltimento delle scorte accumulate dai clienti negli anni precedenti. Oggi, tuttavia, questo scenario sembra iniziare a cambiare. I finanziamenti alle società biotech sono tornati a superare i 50 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno, e il ritmo attuale lascia intravedere la possibilità di chiudere l’anno con volumi superiori di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Pur trattandosi di un mercato storicamente volatile, il miglioramento rispetto ai minimi del ciclo appare evidente. Parallelamente, gli investimenti in ricerca e sviluppo delle grandi aziende farmaceutiche, tradizionalmente una fonte di domanda più stabile, dovrebbero continuare a crescere a un ritmo tra il 4% e il 6% circa all’anno”.
Gordon, Henderson e Wu ritengono che “un ulteriore segnale positivo arriva dagli ordinativi delle CRO. I rapporti book-to-bill netti, che confrontano il valore dei nuovi contratti acquisiti con i ricavi contabilizzati, avevano registrato un forte calo durante la fase di rallentamento, pur mantenendosi generalmente al di sopra della soglia di 1 per il settore delle CRO cliniche. I dati trimestrali più recenti mostrano però segnali di stabilizzazione, suggerendo che la domanda potrebbe essere vicina a un punto di minimo. In quest’ottica, Charles River Laboratories offre un’esposizione mirata a un possibile recupero delle attività di ricerca preclinica, mentre ICON potrebbe beneficiare di una ripresa della domanda di studi clinici esternalizzati”.
Il bioprocessing rappresenta un ulteriore motore strutturale di crescita
All’interno dell’universo delle life sciences tools, il segmento del bioprocessing appare particolarmente interessante. “Questa attività supporta la produzione di farmaci biologici, inclusi anticorpi monoclonali, terapie cellulari e geniche e vaccini. Si tratta di prodotti generalmente più complessi da realizzare rispetto ai tradizionali farmaci a piccola molecola, poiché richiedono apparecchiature altamente specializzate e un utilizzo continuativo di materiali di consumo. Una volta che i prodotti di un fornitore vengono integrati nel processo produttivo di un farmaco, le aziende farmaceutiche hanno forti incentivi a continuare a utilizzarli per garantire continuità produttiva e conformità ai requisiti normativi. Questo modello può tradursi in flussi di ricavi ricorrenti e particolarmente resilienti per i fornitori”, sottolineano Gordon, Henderson e Wu, che aggiungono: “Dopo le dislocazioni nelle scorte registrate durante il periodo pandemico, il comparto del bioprocessing è tornato a crescere a ritmi elevati tra il 7% e il 9%. Inoltre, un eventuale trasferimento di una parte della produzione farmaceutica negli Stati Uniti potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di supporto a partire dal 2027. A nostro avviso, la combinazione di finanziamenti biotech in miglioramento, investimenti farmaceutici in R&S stabili e una domanda sostenuta nel bioprocessing dovrebbe favorire una graduale accelerazione della crescita del settore delle life sciences tools. Tra le società meglio posizionate individuiamo Thermo Fisher Scientific, Danaher e Sartorius”.
La normalizzazione della domanda sanitaria crea vincitori e vinti
Per Gordon, Henderson e Wu, poi, in altre aree del settore sanitario, l’andamento dell’utilizzo dei servizi sanitari sta diventando un importante fattore di differenziazione. “Dopo la pandemia, il numero di procedure mediche è aumentato sensibilmente, poiché molti pazienti hanno recuperato cure e interventi precedentemente rinviati. Questa dinamica ha sostenuto la crescita delle aziende produttrici di dispositivi medici. Tuttavia, l’effetto di recupero sta progressivamente esaurendosi. Sebbene i volumi continuino a crescere in diverse categorie, mantenere elevati tassi di crescita organica dipenderà sempre più dalla capacità di innovazione, dal potere di determinazione dei prezzi e dalla conquista di quote di mercato”, affermano i tre esperti.
“Per le compagnie attive nel settore della managed care, invece, una minore crescita dell’utilizzo dei servizi sanitari potrebbe rappresentare un elemento positivo. Gli assicuratori sanitari incassano premi assicurativi e sostengono i costi delle cure ricevute dagli iscritti; quando l’utilizzo dei servizi risulta inferiore alle attese, i costi medici tendono a diminuire e la redditività può migliorare. Dopo che una domanda di prestazioni sanitarie più forte del previsto aveva penalizzato i risultati del settore nel 2024 e nel 2025, i primi segnali di rallentamento potrebbero trasformare un importante fattore avverso in un potenziale vantaggio. La ripresa del settore sanitario difficilmente favorirà tutte le aziende allo stesso modo. Riteniamo che il miglioramento delle condizioni per la ricerca e sviluppo, l’evoluzione delle dinamiche legate alle scadenze brevettuali e la normalizzazione dell’utilizzo dei servizi sanitari stiano creando vincitori e perdenti ben definiti. In un simile contesto, l’analisi fondamentale e una selezione attiva e rigorosa dei titoli appaiono destinate ad assumere un ruolo sempre più importante”, concludono Gordon, Henderson e Wu.