Mentre un anno fa tutti guardavano alle tariffe commerciali implementate dall'amministrazione Trump, oggi i catalizzatori del mercato sono il prezzo del petrolio e il rischio geopolitico legati al conflitto tra Iran e Stati Uniti. “Questi rappresentano gli elementi di maggiore sorpresa per i mercati, con il greggio che dai circa 60 dollari al barile di inizio anno è giunto fino alle quotazioni attuali prossime ai 100 dollari”, ha esordito Alessio Rizzi, Head of Equity Research, Active Multi-Asset, di UBS Asset Management a un incontro con la stampa a Milano. Secondo Rizzi, “questo movimento è cruciale per due ragioni: rappresenta il rialzo più significativo tra tutte le asset class, con un incremento della materia prima vicino al 100%, e ha implicazioni dirette sui mercati finanziari e sull'economia reale. Il primo effetto riguarda l’inflazione, che preoccupa non solo nel suo dato aggregato, ma anche nella sua diffusione all’interno del paniere dei consumi americani. Mentre il secondo fattore influenzato dal caro petrolio è la crescita economica”. Tuttavia, Rizzi ha spiegato come l’economia globale stia continuando a mostrare resilienza, sostenuta dal miglioramento del mercato del lavoro statunitense e dall’accelerazione dell’attività manifatturiera mondiale. “Negli Stati Uniti, la ripresa dell’occupazione dovrebbe sostenere i consumi, mentre gli investimenti legati all’intelligenza artificiale e la maggiore spesa in conto capitale si stanno ampliando anche ai settori non tecnologici”, ha detto Rizzi, che ha anche evidenziato come i bilanci del settore privato siano in ottima salute. Tale quadro si sta traducendo in una significativa crescita nominale, con gli Stati Uniti che viaggiano a tassi del 6/7%. E in un forte aumento degli utili: una dinamica diffusa a livello globale. “Negli ultimi tre mesi, con la sola eccezione dell'Australia, si registrano progressioni positive in quasi tutte le regioni (Mercati Emergenti, Stati Uniti, Giappone, Svizzera ed Europa)”, ha affermato Rizzi, per il quale quindi gli utili societari restano il principale sostegno per le azioni.
I principali rischi per l’outlook, secondo Rizzi, sono due: un significativo ridimensionamento delle aspettative sugli investimenti in conto capitale legati all’intelligenza artificiale, che hanno sostenuto i mercati e la ricchezza delle famiglie, e un’ulteriore escalation delle tensioni geopolitiche in Iran, con il conseguente rischio di un aumento dell’inflazione globale.
Attualmente, comunque, la società è positiva sull’azionario. “Manteniamo un sovrappeso sulle azioni globali, sostenute da crescita economica ancora solida e utili robusti. A livello regionale preferiamo mercati emergenti e Giappone rispetto a Europa, Svizzera e Australia; negli Stati Uniti restiamo neutrali, pur riconoscendo la solidità del quadro fondamentale e l’ampliamento della crescita degli utili”, ha detto Rizzi. “L’esposizione ai titoli legati all’AI resta giustificata dalla forte dinamica degli utili, ma l’aumento della concentrazione tecnologica nei mercati statunitensi ed emergenti rafforza il valore della selezione attiva. Il Giappone offre inoltre accesso a settori ciclici più ampi, mentre in Europa manteniamo un sottopeso per la crescita degli utili relativamente più debole, pur apprezzando le banche europee”.
Nel reddito fisso, invece, la società adotta un approccio differenziato. “Vediamo valore nella duration di Regno Unito e Australia, dove le economie stanno rallentando; sul credito globale restiamo neutrali, perché fondamentali solidi e bassi default si confrontano con spread molto compressi e maggiori emissioni per finanziare gli investimenti nell’AI”, ha precisato Rizzi, che ha poi aggiunto: “Sul mercato valutario prevediamo un dollaro stabile o in rafforzamento, sostenuto dall’orientamento restrittivo della Fed. Cerchiamo opportunità di carry nei mercati emergenti, soprattutto nel rand sudafricano, finanziate preferibilmente in franchi svizzeri. Manteniamo una posizione neutrale sulle materie prime, mentre l’oro torna interessante dopo la correzione di inizio anno, sostenuto dai continui acquisti delle Banche Centrali globali”.