La sovraperformance registrata dai mercati emergenti nell'ultimo anno potrebbe non essere un episodio isolato ma l'inizio di un ciclo pluriennale più ampio. È il messaggio al centro del Media Breakfast organizzata a Milano da Allspring Global Investments, durante la quale Alison Shimada, Head of Total Emerging Markets Equity della società, ha illustrato le ragioni per cui il comparto merita oggi una rinnovata attenzione da parte degli investitori.
Un primo elemento richiamato riguarda la memoria selettiva del mercato. Come sottolinea Shimada, gli investitori tendono a dimenticare che nel decennio conclusosi nel 2009 i mercati emergenti avevano già sovraperformato gli Stati Uniti, un episodio che la narrativa recente, dominata dalla corsa dei titoli tecnologici a mega capitalizzazione americani, ha progressivamente offuscato. Nei dodici mesi terminati lo scorso giugno, l'indice MSCI Emerging Markets ha reso il 43,51% contro il 22,32% dell’S&P 500, un divario che riaccende il tema di un possibile riequilibrio tra azionario emergente e statunitense dopo oltre un decennio di predominio americano. Il rally è trainato in particolare dal settore dell'intelligenza artificiale, per il quale i mercati emergenti si trovano al centro della catena del valore.
Le società che producono componenti per data center e chipset, concentrate soprattutto a Taiwan e in Corea, sono imprescindibili per i grandi hyperscaler americani, il cui Capex in questo ambito è atteso in forte espansione fino al 2030. A questa centralità nella filiera dell’IA si affiancano valutazioni relativamente contenute. Il paniere EMAI Big 10, composto da dieci società emergenti legate all’intelligenza artificiale, presenta multipli prezzo/utili medi inferiori di oltre il 60% rispetto a quelli dei Magnificent Seven americani, sulla base degli utili stimati per il 2026, il 2027 e il 2028. Lo sconto rispetto agli Stati Uniti caratterizza anche il mercato emergente nel suo complesso, con il rapporto tra il prezzo/utili prospettico dell’indice MSCI Emerging Markets e quello dell’S&P 500 in una tendenza calante, portandosi ben al di sotto della propria mediana storica.
Un ulteriore elemento di attrattività dei mercati emergenti, secondo Shimada, è la remunerazione degli azionisti, con un numero crescente di società che nell’ultimo ventennio ha iniziato a distribuire dividendi. A questi si affiancano i riacquisti di azioni proprie, che nell’insieme possono offrire indicazioni sulla qualità della governance e sull’attenzione delle aziende verso gli interessi degli azionisti di minoranza. Per Allspring, queste forme di remunerazione completano il potenziale di rivalutazione dei titoli e contribuiscono a sostenere il rendimento complessivo dell’investimento anche nelle fasi di mercato meno favorevoli. Infine, a determinare la visione costruttiva sul comparto contribuiscono anche le prospettive valutarie. Shimada prevede infatti un indebolimento del dollaro nei prossimi anni, una dinamica che potrebbe favorire il rafforzamento delle divise emergenti e aggiungere un ulteriore elemento di attrattività all’investimento in questi mercati.
Nel complesso, per Allspring la combinazione di valutazioni interessanti, un ruolo sempre più centrale nella filiera tecnologica globale e una maggiore attenzione alla remunerazione degli azionisti rende i mercati emergenti una delle storie di crescita più convincenti nell'attuale panorama finanziario, con l'attesa che il traino finora concentrato sulla tecnologia si estenda in prospettiva a una gamma più ampia di settori.