Mentre la geopolitica è diventata una nuova variabile macroeconomica fondamentale, cambiamento climatico e AI impattano sul nuovo ordine mondiale in cui la parola d’ordine sta diventando la resilienza e in cui la gestione attiva e i mercati privati sono favoriti.
“Come la macroeconomia, anche la geopolitica segue dei cicli”, ha affermato Thomas Mucha, Geopolitical Strategist di Wellington Management, intervenendo al Wellington Management EMEA Investment Forum di Milano. “Ci stiamo muovendo verso un nuovo ordine mondiale. Il mondo si sta frammentando, assistiamo a numerosi conflitti, ed è proprio ciò che accade tipicamente nella storia quando si arriva alla conclusione di questi lunghi cicli geopolitici. È in queste fasi che scoppiano le guerre, emergono i conflitti e si intensificano le tensioni”.
Secondo l’esperto, “il principale motore di questa trasformazione, naturalmente, nonché la relazione geopolitica più importante per il futuro, è quella tra Stati Uniti e Cina”. Tra le due maggiori economie mondiali, Mucha attualmente vede un maggior dialogo: “entrambe cercano di allentare le tensioni e ridurre le pressioni che caratterizzano il loro rapporto”. Altre due forze in atto sono quelle del cambiamento climatico e dell’AI. Il primo è indicato dall’esperto come un fattore che amplifica le pressioni sulla sicurezza nazionale di ogni Paese, mentre “l'intelligenza artificiale è, innanzitutto, uno strumento di potere dello Stato. E questo significa che, dal punto di vista degli investimenti, l’AI non riguarda soltanto la scelta di chi sviluppi il miglior modello di frontiera. La vera questione è capire quali Paesi saranno in grado di costruire i sistemi che consentiranno una più ampia adozione dell'AI e un impatto maggiore sull'intera società. Si tratta di un tema d'investimento molto più ampio”.
Nel complesso, per Mucha, “ci stiamo muovendo lungo una traiettoria caratterizzata da una crescente competizione geopolitica e da una frammentazione sempre maggiore, in un contesto in cui i Governi stanno dando priorità, sopra ogni altra cosa, alla resilienza della sicurezza nazionale rispetto all'efficienza economica. Sono fermamente convinto che stiamo entrando in un nuovo regime di investimento. Per decenni abbiamo vissuto in un mondo organizzato intorno all'efficienza, alla globalizzazione e al commercio internazionale. Ora ci stiamo muovendo verso un mondo in cui sarà la resilienza a rappresentare il fattore dominante”.
Mucha ha sottolineato poi come “la discontinuità porta con sé anche un altro concetto, la differenziazione”, affermando di ritenerlo “un elemento positivo per la gestione attiva: è positivo anche per l'allocazione del capitale, a condizione di sapere dove cercare, di disporre delle competenze necessarie e di adottare la giusta prospettiva per interpretare questi fenomeni. Penso quindi che questo sia il momento di riflettere con maggiore attenzione sul ruolo della gestione attiva in generale e, in particolare, delle strategie long/short. Credo che stiamo entrando in un mondo che creerà vincitori e vinti a tutti i livelli: regionale, nazionale, settoriale, aziendale e anche a livello di singole asset class. Ancora una volta, si tratta di un contesto molto diverso da quello della globalizzazione, in cui tutti i Paesi si muovevano sostanzialmente nella stessa direzione. È un'opportunità per ottenere una maggiore diversificazione ed è anche un'opportunità per individuare questi vincitori e vinti”, ha detto l’esperto. “In un mondo sempre più frammentato e caratterizzato da maggiori tensioni, la priorità principale dei decisori politici continua a essere la resilienza. E quando parlo di resilienza, non mi riferisco soltanto alla difesa o a ciò che stiamo facendo sul piano militare. È un'attenzione molto più ampia, che attraversa l'intero spettro delle politiche pubbliche: dalla sicurezza all'energia, dalla resilienza digitale, alla luce di quanto ho detto sull'intelligenza artificiale, alla resilienza della capacità industriale, fino all'adattamento al cambiamento climatico e alla fiducia”, ha evidenziato Mucha.
Per Mucha, è oggi essenziale costruire “portafogli che consentano di aumentare l'esposizione a questi temi strutturali di lungo periodo, fortemente orientati alla resilienza. Questo vale per i mercati quotati, per l'azionario e per l'obbligazionario. Ma credo che sia particolarmente vero se guardiamo ai mercati privati perché quest’ultimi sono efficaci nel finanziare lo sviluppo di nuove capacità. Ritengo che i private market abbiano un vantaggio, grazie ai loro orizzonti di investimento più lunghi, alla complessità delle trasformazioni in corso e alle partnership che stiamo vedendo svilupparsi tra i Governi e la Silicon Valley. Credo quindi che i mercati privati, dove si concentra gran parte dell'innovazione, stiano assumendo un ruolo sempre più importante all'interno del quadro delle politiche di sicurezza nazionale”.
Mucha ha concluso il proprio intervento sottolineando come “la geopolitica è diventata una nuova variabile macroeconomica fondamentale, che influenza tutti gli altri fattori che osserviamo quotidianamente: l'inflazione, la crescita, la politica fiscale e la politica monetaria”.
Le politiche economiche espansive e l’AI sono poi alla base della straordinaria forza che sta dimostrando l’economia globale secondo Eoin O'Callaghan, Macro Strategist di Wellington Management. Anche per O'Callaghan, “Stiamo entrando in un mondo caratterizzato da una maggiore differenziazione e da una maggiore dispersione tra settori e tra Paesi, ed esistono diverse ragioni economiche alla base di questa dinamica. Il primo riguarda il fatto che viviamo in un mondo caratterizzato da shock continui, uno dopo l'altro, e ciascuno di questi shock colpisce i Paesi in modo diverso. Pensiamo, ad esempio, allo shock energetico di quest'anno. È evidente che abbia implicazioni molto diverse per un Paese a seconda che sia un esportatore netto o un importatore netto di energia. Un altro shock è naturalmente quello legato all'AI. Sappiamo che alcuni Paesi ne beneficeranno maggiormente rispetto ad altri. Tutti i Paesi ne trarranno beneficio, ma alcuni più di altri. La terza fonte di dispersione che vorrei sottolineare è l'inflazione. In questo momento, tutti i Paesi del mondo stanno registrando un aumento dell'inflazione legato ai prezzi dell'energia. Ma la domanda fondamentale per i prossimi 6 mesi sarà: questi aumenti si trasferiranno ai salari? Nei Paesi in cui gli aumenti dei prezzi si trasmetteranno alle retribuzioni, le Banche Centrali dovranno intervenire, altrimenti rischieranno un ulteriore disancoraggio delle aspettative di inflazione. Credo quindi che una delle principali fonti di divergenza nei prossimi 6 mesi sarà proprio la distinzione tra i Paesi che saranno costretti ad aumentare i tassi in modo più aggressivo, rallentando le rispettive economie, e quelli che potranno sostanzialmente permettersi di fare meno”, ha spiegato Eoin O'Callaghan, sottolineando che questi fattori saranno fonte di dispersione sul fronte dei rendimenti obbligazionari, governativi in primis: “Quindi credo davvero che questo sia un mondo in cui esistono grandi opportunità di generare alpha attraverso la differenziazione tra i titoli di credito, sulla base della credibilità della politica monetaria, della credibilità fiscale e di alcune tendenze economiche".
O'Callaghan ha voluto chiudere il proprio intervento lanciando tre messaggi fondamentali: “Il primo è che la crescita globale sta vivendo una fase di forte espansione, sostenuta da politiche economiche espansive e dall'AI. Ma se le politiche economiche non fanno quello che dovrebbero fare, abbiamo bisogno di una valvola di sfogo, e questa valvola di sfogo sono i rendimenti obbligazionari. E finché i rendimenti continueranno ad aumentare strutturalmente, dovrebbero emergere enormi opportunità legate alla dispersione e alla differenziazione”.