GLI INVESTIMENTI NEI MERCATI PRIVATI RESTANO A LIVELLI STABILI È quanto emerge dalla Global Alternatives Survey di Goldman Sachs
26/10/2026 Redazione MondoAlternative
I Limited Partner (LP) mantengono i propri impegni nei mercati privati, ma stanno cambiando le modalità con cui costruiscono i propri portafogli. È quanto emerge da un nuovo sondaggio di Goldman Sachs Alternatives, la Global Alternatives Survey del 2026: “The LP View”, dal titolo “Rethinking Not Retreating”, che si basa sulle risposte di 225 LP e altri investitori istituzionali intervistati tra giugno e agosto 2026. Il sondaggio mostra che i partecipanti fanno sempre più ricorso al mercato secondario per gestire la liquidità, concentrano il capitale presso i gestori con cui hanno già rapporti e adottano criteri di selezione più rigorosi per quelli nuovi.
Oltre un terzo degli LP (37%) prevede di investire più capitale rispetto allo scorso anno, mentre quasi la metà (47%) intende mantenere lo stesso tasso di investimento; solo l’11% intende investire di meno. Il principale vincolo è rappresentato dalla liquidità: la carenza di distribuzioni è il fattore più citato che influenza i programmi di investimento, indicato dal 35% degli LP.
“I nostri clienti mantengono una gestione disciplinata in questo contesto di rischio dinamico”, ha dichiarato Marc Nachmann, Global Head of Asset & Wealth Management di Goldman Sachs, aggiungendo: “Gli LP non si stanno ritirando, bensì stanno rivalutando dove investire il capitale, chi coinvolgere e a quali condizioni. La loro fiducia nei mercati privati rimane intatta, tuttavia stanno adottando un approccio più selettivo, concentrandosi su gestori in grado di generare valore per raggiungere i rendimenti previsti”. 

Il contesto geopolitico è in cima alla lista dei rischi per il terzo anno consecutivo
Secondo la survey, per il terzo anno consecutivo gli LP considerano le tensioni geopolitiche il principale rischio di investimento. Figurano infatti nelle prime cinque priorità per l’82% degli LP e sono di gran lunga il fattore indicato con maggior frequenza (36%) come il singolo rischio più rilevante. L’inflazione si colloca al secondo posto (67%), seguita da un rallentamento economico o da una recessione negli Stati Uniti (63%).
Gli investitori in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) attribuiscono maggiore rilevanza ai rischi geopolitici: il 44% li colloca al primo posto, rispetto al 31% nella regione Asia/Pacifico (APAC) e al 30% nelle Americhe. L’intelligenza artificiale (AI) sta iniziando a emergere come fattore di rischio: il 28% degli LP inserisce la sostituzione dei lavoratori dovuta alla tecnologia tra i cinque rischi principali, mentre la maggior parte degli intervistati che ha selezionato la voce “altro” ha citato preoccupazioni legate all’AI.
Jeff Fine, Global Co-Head of Alternatives Capital Formation di Goldman Sachs Alternatives, ha commentato: “Tensioni geopolitiche e tassi di interesse elevati hanno rallentato le tradizionali operazioni di exit dagli investimenti, ma la corsa ad alimentare le infrastrutture per l’intelligenza artificiale sta creando la più importante finestra di opportunità per l’impiego di capitale del decennio. Queste tensioni sono al centro delle preoccupazioni degli LP nella pianificazione dell’allocation del capitale e nella selezione dei gestori”.

Infrastrutture e secondari guidano un outlook resiliente
Goldman Sachs Alternatives, inoltre, comunica che la maggior parte degli LP ritiene che le opportunità di investimento siano pari o migliori rispetto a un anno fa:
- Infrastrutture: il 43% segnala prospettive più favorevoli, mentre il 7% indica un outlook meno favorevole;
- Mercato secondario: le valutazioni positive sono aumentate e superano ora quelle negative con un rapporto di quasi 3 a 1 (44% contro 15%);
- Co-investimenti: solo il 6% degli intervistati segnala un outlook più debole;
- Real Estate: il 37% indica un miglioramento delle prospettive, mentre il 16% le considera meno favorevoli;
- Private equity: prevale una valutazione stabile, con il 56% che non segnala cambiamenti nell’outlook; le valutazioni positive e negative sono distribuite in modo pressoché equilibrato, rispettivamente al 24% e al 20%;
- Private credit: registra il maggiore aumento su base annua delle valutazioni negative, che raggiungono il 35%; tuttavia, il 65% continua a considerare le opportunità invariate o migliori;
- Hedge fund: l’interesse è in aumento, con il 34% che indica prospettive più favorevoli e meno di un intervistato su dieci che le considera meno favorevoli;
- Partecipazioni nei General Partner: la maggior parte degli LP (69%) non segnala cambiamenti nella propria valutazione delle partecipazioni nei GP.

Intenzioni di investimento stabili e ulteriori margini di crescita, ma la lentezza delle distribuzioni rappresenta un limite
“Nei mercati privati, gli LP continuano a essere più frequentemente sottoesposti rispetto agli obiettivi di allocation che sovraesposti. Nel private credit, la quota di LP sottoesposti è aumentata del 5% su base annua, mentre quella dei sovraesposti è scesa dal 12% al 4%. Il real estate si trova nella fase più avanzata del ciclo di allocation, con la quota più elevata di LP sovraesposti (18%), sebbene tale percentuale sia diminuita rispetto al 25% di un anno fa”, scrive Goldman Sachs Alternatives.
Nel complesso, l’84% degli LP prevede di investire un ammontare di capitale pari o superiore a quello dello scorso anno, in linea con l’83% del 2025. All’interno di questa percentuale, diminuisce la quota di coloro che prevedono di incrementare gli investimenti (37%, rispetto al 43%). Diminuisce anche la quota di chi prevede di ridurre gli investimenti (11%, rispetto al 14%).
La carenza di distribuzioni è il fattore principale che influenza i piani di investimento (35%, in aumento rispetto al 31% del 2025), davanti alle modifiche degli obiettivi di allocazione (29%). Solo il 2% cita preoccupazioni di natura regolamentare e fiscale.
“La liquidità è diventata un vantaggio competitivo con l’allungarsi dei tempi necessari per le exit. Gli LP utilizzano sempre più il mercato secondario come strumento fondamentale per l’allocazione di portafoglio e la gestione dei flussi di cassa, al fine di costruire portafogli più resilienti”, ha dichiarato Stephanie Rader, Global Co-Head of Alternatives Capital Formation di Goldman Sachs Alternatives.

Ogni asset class presenta criticità differenti
Goldman Sachs Alternatives rivela poi che quando è stato chiesto agli intervistati di indicare la singola sfida principale per ciascuna componente del proprio portafoglio, gli LP hanno evidenziato temi diversi. La liquidità è al primo posto nel private equity (28%), la performance nel real estate (32%), l’accesso alle opportunità nei co-investimenti (21%) e la selezione dei gestori nel private credit (20%) e nelle infrastrutture (15%). Le valutazioni si collocano al secondo posto in tre delle cinque asset class, rappresentando l’elemento che più si avvicina a una preoccupazione condivisa.
“L’analisi delle risposte alle domande aperte ha evidenziato che è in corso una revisione delle strategie all’interno di ciascuna asset class. Nel private equity, alcuni LP stanno riducendo il numero di GP con cui collaborano, mentre altri si stanno orientando verso gestori emergenti o verso il lower middle market. Nel private credit, in molti stanno ampliando i propri investimenti oltre il direct lending, esplorando il mercato secondario, nuove aree geografiche e strutture evergreen. Nel real estate, diversi investitori si stanno orientando verso strategie value-add e opportunistiche, assumendo livelli di rischio più elevati, mentre il debito real estate sta attirando nuove allocazioni come alternativa al private credit”, si legge ancora nella survey.
A livello geografico, alcuni LP stanno riducendo la propria esposizione agli Stati Uniti per incrementare quella verso l’Europa, la regione più frequentemente citata dagli investitori che stanno ampliando la propria attenzione ai mercati internazionali.

Criteri di selezione più rigorosi per i nuovi gestori, mentre gli LP vedono nell’AI un elemento di trasformazione del settore
La ricerca mostra inoltre che i gestori già presenti nei portafogli mantengono il proprio vantaggio competitivo: la maggior parte degli LP riferisce che una quota significativa degli impegni di capitale assunti negli ultimi 12 mesi è stata destinata a nuovi investimenti presso GP con cui avevano già collaborazioni all’attivo.
Quando gli LP selezionano nuovi gestori, il criterio più importante è il track record (78%). Oltre a questo, ricercano elementi che non sono ancora presenti nei propri portafogli, quali accesso a nuove strategie o asset class (50%), competenze specialistiche (39%) e diversificazione tra settori o aree geografiche (35%).
Gli LP indicano l’intelligenza artificiale come il principale fattore di trasformazione nel settore degli investimenti alternativi nei prossimi cinque anni (34%), nettamente davanti al consolidamento del settore e agli sconvolgimenti economici (entrambi al 13%). L’attenzione si sta spostando dalla ricerca di un’esposizione all’AI all’individuazione di gestori in grado di utilizzare questa tecnologia per migliorare le decisioni di investimento e creare valore nelle società in portafoglio. Uno degli intervistati ha osservato: “Come per qualsiasi grande cambiamento tecnologico, probabilmente si tende a sopravvalutarne gli effetti nel breve periodo e a sottovalutare gli impatti indiretti, di secondo e terzo ordine, nel lungo termine”.
Mike Brandmeyer, Global Head e Chief Investment Officer dell’External Investing Group (XIG) di Goldman Sachs Alternatives, ha concluso osservando: “I nuovi gestori devono dimostrare di avere le credenziali necessarie per attrarre gli investimenti. Il track record è fondamentale, ma oggi gli investitori vogliono anche riscontrare rigore nella valutazione degli investimenti un chiaro vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti e la capacità del gestore di adattarsi ai cambiamenti strutturali, in particolare quelli determinati dall’intelligenza artificiale”.
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