PRIVATE EQUITY IN LIEVE FLESSIONE PENALIZZATO DAL CLIMA D'INCERTEZZA I dati semestrali presentati da Aifi mostrano un aumento degli investimenti nei buyout
17/09/2019 In Primo Piano

L'incertezza politica ed economica europea non ha favorito il private equity italiano. Secondo i risultati dell'analisi condotta da Aifi, in collaborazione con PwC Deals, la prima parte dell’anno ha registrato una raccolta complessiva (sul mercato e captive, cioè proveniente dalla casa madre) pari a 435 milioni di euro, in calo del 77% rispetto al primo semestre del 2018. Nel dettaglio, 410 milioni sono stati raccolti sul mercato, -75% rispetto agli 1,7 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Gli investitori internazionali hanno pesato sulla raccolta di mercato per il 27%. Le fonti principali della raccolta sono state: settore pubblico e fondi sovrani (31%), Fondi pensione e Casse di previdenza (17,7%) e investitori individuali e family office (17,6%).

"Aifi, per incentivare la raccolta dei fondi, ha messo in campo una serie di attività e roadshow, sia europei sia internazionali, volti a far conoscere il mercato e i suoi operatori", ha affermato Innocenzo Cipolletta (nella foto, ndr), presidente Aifi. "Anche il nuovo Governo può supportare il mercato attraverso misure che, come quelle auspicate nel venture capital, permettano il moltiplicarsi di operatori e di investimenti e vadano a favore dell’economia reale. Sollecitiamo il Governo affinché favorisca l’avvio di fondi di fondi istituzionali per tutti i comparti del private capital".

Nel primo semestre 2019 si sono registrati 166 investimenti nel private equity e venture capital, che nell'ammontare totalizzano 2,5 miliardi di euro, in calo del 12% rispetto ai 2,9 miliardi di euro al 30 giugno 2018. Se si escludono i large e mega deal (operazioni caratterizzate da un equity investito superiore ai 150 milioni di euro), l’ammontare risulta pari a 1,9 miliardi di euro, in crescita del 39% rispetto agli 1,4 miliardi del primo semestre del 2018. In particolare, il segmento early stage (investimenti in imprese nella prima fase di ciclo di vita, seed, startup, later stage) è cresciuto del 7% in ammontare (103 milioni di euro), mentre cala del 10% per numero di operazioni (72). Il buyout (acquisizioni di quote di maggioranza o totalitarie) ha un aumento del 20% per ammontare, 1,6 miliardi, e del 34% per numero, con 59 deal. L’expansion (investimenti di minoranza finalizzati alla crescita dell’azienda) ha attratto 271 milioni di euro, +18% rispetto ai 230 milioni del primo semestre 2018. Il numero delle operazioni è diminuito del 13% a 21; erano 24 nel primo semestre dell’anno precedente. Per quanto riguarda le infrastrutture, gli investimenti sono stati pari a 408 milioni di euro, -64% rispetto agli 1,1 miliardi del primo semestre 2018. Il numero delle operazioni passa da 7 a 8. Il turnaround (operazioni in imprese in fase di difficoltà finanziaria) ha segnato un ammontare pari a 74 milioni di euro; era 17 milioni nel primo semestre 2018. Il numero delle operazioni è di tre rispetto alle due del primo semestre dell’anno precedente. Infine, i replacement (investimenti di minoranza in sostituzione di uno o più soci) sono tre per un ammontare di 87 milioni (erano tre per 78 milioni nel primo semestre 2018).

"Sebbene in leggera contrazione rispetto allo scorso anno il trend degli investimenti mostra comunque un andamento positivo negli ultimi tre anni con un CAGR pari al 15%", ha commentato Francesco Giordano, Partner di PwC Italia (Deals). "Inoltre l’aumento degli investimenti nelle operazioni di buyout (+20%) testimonia che il settore è in buona salute e che c’è sempre maggiore interesse in questo segmento anche dagli operatori internazionali".

Sempre lato investimenti, dal punto di vista delle dimensioni delle imprese, prevalgono ancora una volta le aziende con meno di 50 milioni di fatturato, che rappresentano il 77% del numero totale (75% nel primo semestre del 2018). Per quanto concerne la distribuzione settoriale, in termini di numero di operazioni, nel comparto ICT sono stati realizzati 33 deal (20% del totale), nel settore dei beni e servizi industriali 22 (13%), nel medicale 17 (10%). Nella distribuzione geografica delle 156 operazioni realizzate nel primo semestre in Italia, il 78% sono state fatte al Nord, 121, in crescita rispetto alle 117 dello stesso periodo dell’anno precedente; cresce il numero degli investimenti nel Centro, 24, con un peso del 15% rispetto alle 18 dello scorso anno nel medesimo periodo. Diminuisce il numero operazioni al Sud che totalizza 11 deal, il 7% del totale in Italia rispetto alle 15 operazioni del primo semestre 2018.

Per quanto concerne i disinvestimenti, infine, nel corso del primo semestre del 2019 ne sono stati realizzati 66, un numero che segna una crescita del 12% rispetto al primo semestre 2018, dove erano 59. L’ammontare disinvestito, calcolato al costo storico di acquisto, si è attestato a 886 milioni di euro, contro gli 1,1 miliardi del primo semestre del 2018 (-20%). Nella distribuzione dei disinvestimenti per tipologia, nel primo semestre ha prevalso la vendita a soggetti industriali, 28, pari al 42% del numero totale, mentre nell’ammontare ha prevalso la cessione tramite IPO/post IPO con il 48% del totale pari a 425 milioni di euro, grazie a un ingresso in Borsa di dimensioni significative.

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